martedì, Aprile 21, 2026

GIC-EXPO 2026, oltre i numeri. Contenuti, criticità e prospettive della filiera del calcestruzzo

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“Si è chiusa con un successo senza precedenti, la sesta edizione del GIC-EXPO“. Avremmo potuto far esordire così il nostro articolo di report, al rientro da queste Giornate italiane del calcestruzzo e degli inerti da C&D. Di certo ne avremmo avuto facoltà, in virtù dei numeri, ormai ufficiali, pervenuti a distanza di poche ore dalla manifestazione, che si è conclusa sabato 18 aprile. Abbiamo deciso di parlare invece dei contenuti che sono stati al centro della tre giorni di fiera, assaporati con vibrante frenesia al ritmo dei chilometri che abbiamo “masticato” e anche “sorvolato”, spostandoci senza sosta tra un capo e l’altro di Piacenza Expo, per poter essere, oggi, testimoni di un evento di meritevole menzione, sotto tante latitudini di visione.

Il catalogo espositori del GIC 2026, distribuito gratuitamente a tutti i visitatori della fiera

I numeri e le referenze sono comunque da segnalare e li vediamo dunque brevemente. Otre 6.000 visitatori certificati – sì, perché tutte le fiere Mediapoint & Exhibitions sono certificate da ISF Cert, istituto di certificazione fieristica, accreditato da Accredia che assicura trasparenza e garanzia nella comunicazione dei dati – 330 aziende
espositrici
(+27% rispetto al 2024), distribuiti su 9.328 metri quadri di superficie netta espositiva (un aumento del 22% nei confronti della precedente edizione) e ben 64 espositori esteri (+33% vs 2024).

Veduta aerea del quartiere fieristico alla vigilia dell’apertura ufficiale

A questi numeri affianchiamo l’adesione delle maggiori associazioni del comparto del calcestruzzo, del precast, della demolizione, degli aggregati e del loro riciclo. Sono 50 i patrocini totali ricevuti e portano i nomi più rilevanti del settore, da Assobeton a Federbeton, da Nadeco a BIBM, passando per Eupave e IACDS, da Anepla ad Atecap e ancora Assiad, Assimp. Anche le istituzioni hanno concesso degli importanti patrocini, come Regione Emilia Romagna, Regione Liguria, Aeronautica Militare (accanto al GIC dalla prima edizione) e Anas.

Il direttore di Mediapoint & Exhibitions, Fabio Potestà, durante il discorso inaugurale al convegno di giovedì 16 aprile

Una nuova vita per il calcestruzzo italiano

Se parlare del dato quantitativo appare compito facile e immediato, fornire una sintesi qualitativa del GIC-EXPO 2026 è affare ben più complesso. Riteniamo ormai superato equiparare le due cose, affidando ai volumi l’equivalenza di un livello fieristico in un senso o in un altro. Preferiamo di gran lunga sentire il “polso” delle persone, ovvero delle aziende che hanno deciso – chi in continuità con scelte di adesioni precedenti, chi per la prima volta – di partecipare alla mostra-convegno nata dalla visione di Fabio Potestà ormai dieci anni fa.

Il consenso si costruisce e richiede anche un suo tempo di “maturazione”, al pari del calcestruzzo, che di strada ne ha fatta molta nei suoi 150 anni di storia. Un tempo che ha cambiato completamente il modo di costruire in Italia e nel mondo. Così anche il riconoscimento degli Italian Concrete Days è arrivato non di certo in questa edizione, ma forse in questa edizione si è registrato quel cambio di passo che il direttore Potestà aveva iniziato a percepire già nel 2024.

Il panel del convegno organizzato da Concrete News, moderato da Alberto Finotto

I temi della sostenibiltà, della durabilità, del risanamento, della formazione del personale qualificato, della demolizione e della tutela dell’ambiente non sono prettamente inediti nel settore. Inedito è stato però certamente l’approccio che questa fiera specialistica ha loro riservato. Un modo di affrontare le discussioni, anche quelle più controverse, molto pratico, grazie anche alla preziosa collaborazione di alcune imprese in particolare, che hanno portato all’interno dei 16 convegni organizzati, non solo contenuti interessanti, ma anche una voce autorevole, espressa nell’esperienza, nella forma e nella risonanza che certi interventi hanno saputo restituire.

“Questa sesta edizione del GIC conferma una crescita significativa della manifestazione, con un deciso aumento delle aziende espositrici, anche estere, e un importante ampliamento della superficie occupata: un risultato tutt’altro che scontato nell’attuale contesto geopolitico – sottolinea Fabio Potestà in un’intervista rilasciata durante la fiera -. Il settore del calcestruzzo continua a dimostrare solidità, con l’Italia che si conferma Paese trainante anche sul fronte infrastrutturale. Le tensioni internazionali stanno ridefinendo gli equilibri della filiera, anche alla luce della forte dipendenza da alcune aree strategiche – basti pensare che il Medio Oriente fornisce circa il 62% del calcare ad alta purezza per calcestruzzo – ponendo nuove sfide legate all’approvvigionamento delle materie prime e alla stabilità dei costi, ma rappresentano anche un’occasione per rafforzare resilienza, innovazione e capacità di adattamento del comparto. In questo scenario, il GIC rappresenta un momento fondamentale di incontro per il mercato, che resta il vero protagonista della fiera”.

L’attesa prima dell’apertura della fiera

E proprio il contesto internazionale emerge come un indicatore da menzionare, segnato da nuove tensioni geopolitiche e dalla volatilità dei mercati delle materie prime. Ecco che anche la filiera del calcestruzzo è chiamata a confrontarsi con nuove incognite. Il conflitto in Medio Oriente, oltre a incidere sui costi energetici, rischia infatti di impattare sull’approvvigionamento di materiali strategici per l’edilizia, alimentando ulteriori pressioni sui prezzi lungo tutta la catena delle costruzioni. Allo stesso tempo, i recenti eventi che hanno messo in evidenza la fragilità del territorio e delle infrastrutture italiane riportano al centro il tema della sicurezza e della manutenzione delle opere. Una doppia sfida — tra stabilità delle filiere e resilienza delle infrastrutture — che rende ancora più centrale il confronto tra imprese, istituzioni e mondo tecnico promosso dal GIC nei suoi numerosi convegni altamente qualificati.

Il convegno inaugurale del GIC 2026

Dove arriviamo e da dove ripartiamo: aspettando il GIC 2028

E allora cosa ci resta di questo GIC-EXPO 2026? Cosa portiamo a casa, cosa abbiamo imparato e dove vogliamo andare, da adesso in poi? Forse le risposte non potremo darle in questo articolo, ma sicuramente abbiamo numerosi spunti di riflessione. A cominciare dall’aspetto normativo, specie quando si parla di tutela ambientale. Il “cantiere virtuoso,” di cui si è parlato approfonditamente nel corso del convegno organizzato dalla nostra testata Concrete News, quanto è presente, davvero, nel nostro Paese e quanto ancora invece dobbiamo mettere a terra?

Il tema del recupero delle acque di risulta nei cantieri (o acque di lavorazione) è inserito all’interno dei progetti di costruzione (e di decostruzione) in ambito infrastrutturale, civile e industriale, oppure è ancora appannaggio di certe grandi opere soggette a stringenti vincoli e controlli, mentre nei cantieri “piccoli” resta solo un miraggio?

Le strutture provvisionali, architetture imprescindibili in ogni cantiere

Ci sono imprese virtuose che progettano macchinari dalle straordinarie capacità – come abbiamo visto in fiera e nel corso delle premiazioni di ICTA e IDRA – che potrebbero permettere un recupero quasi completo dei materiali, acqua, rifiuti, scarti provenienti dalle lavorazioni in cantiere. La tecnologia è più avanti della cultura? La nostra impressione è che, purtroppo, la risposta a questa ultima domanda sia un “Sì”.

Continuiamo a informare e a formarci, condividendo le best practice che spesso hanno preceduto, di fatto, tanti obblighi normativi. Norme che esistono, si sono implementate e debbono essere osservate puntualmente a tutti i livelli esecutivi. Allora possiamo senz’altro preannunciare che il confronto nato a questo straordinario GIC 2026 verrà ripreso sia sui nostri canali informativi, che nelle prossime occasioni espositive, affinché, davvero, il calcestruzzo italiano possa continuare a imporsi negli scenari internazionali come un settore che traina e illumina il percorso virtuoso già tracciato, ma che ancora deve essere opportunamente battuto.

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