È trascorso più di un mese dall’edizione 2026 del GIC-EXPO, un’edizione che, come continuano a confermarci numerose aziende – specie internazionali, che hanno partecipato alla mostra-convegno o che, comunque, sono state raggiunte dal grande successo della manifestazione grazie al passaparola di altre società partner o dai media – ne ha sancito definitivamente una maturità tale per cui la fiera viene scelta come palcoscenico privilegiato dalle imprese del settore per lanciare messaggi importanti, anche culturali, relativamente ai temi più discussi e fondamentali dell’attualità delle costruzioni.
Così, anche ad una certa distanza temporale, continuano a riverberare intese, novità e sinergie che stanno facendo bene al futuro del costruito italiano. Dobbiamo ammettere, purtroppo, che non arriviamo esattamente sempre primi, in Italia, quando si parla di innovazioni normative che siano allineate con alcuni standard di altri Paesi europei. Le morti in cantiere rappresentano ancora un punto debole del nostro sistema, una piaga inaccettabile, per cui dobbiamo continuare a batterci affinché, attraverso anche le nostre attività giornalistiche e fieristiche, si possano reciprocare spunti di riflessione e si possa fare ulteriormente luce sulle falle e le bad practice davvero oltremodo diffuse all’interno di alcuni siti costruttivi.

C’è però una notizia di grande rilievo che oggi condividiamo con anche un certo orgoglio, poiché proprio il GIC è stato teatro dell’annuncio di cui stiamo per parlare. Regione Friuli-Venezia Giulia, in sinergia con Formedil Udine, fa da capofila nazionale e accelera sulla professionalizzazione del comparto impegnandosi ad istituire ufficialmente la figura del “ponteggiatore” all’interno del repertorio regionale delle qualificazioni professionali. Lo ha detto l’assessore regionale al Lavoro e alla Formazione, Alessia Rosolen, intervenuta a Piacenza lo scorso aprile in occasione di una delle tre sessioni organizzate da Pilosio.

Ma perché proprio il ponteggiatore e perché è così importante questa figura? È presto detto. Si tratta evidentemente di una delle professioni più pericolose e al contempo indispensabili nel comparto edile. È colui che allestisce l’infrastruttura provvisionale che costituirà parte indispensabile del cantiere. Quel “pavimento nel vuoto” che permette la creazione di superfici stabili anche quando si lavora a centinaia di metri di altezza in luoghi a forte rischio dove, in assenza di una tale figura professionale, nessuna maestranza potrebbe operare in sicurezza nel cruciale lavoro di ripristino di edifici o di ponti e viadotti.
Finora, il ponteggiatore è stato inquadrato in maniera poco organica. Parte del comparto metalmeccanico a livello contrattuale, ma operante principalmente nel mondo dell’edilizia, con tutti i rischi connessi a una professione che è tra quelle in cui si registra il maggior numero “di morti bianche”.

Ecco che, dunque, il dibattito che si è poi costruito al GIC ha assunto una rilevanza fondamentale, impreziosita dalla presenza internazionale di Clive Dickin, vertice di NASC e CISRS, l’istituzione britannica che è riuscita ad abbattere dell’80% la mortalità nei cantieri grazie ad un rigido protocollo di formazione e controllo eccezionalmente illustrato al mondo del ponteggio e della formazione edile italiana.
L’iniziativa nasce dalla volontà di Nereo Parisotto, presidente di Pilosio, ma “ponteggiatore” da sempre, che ha voluto farsi promotore attivo, assieme a Francesca Fuser, responsabile dello Sviluppo Commerciale di Pilosio, del panel Speciale Sicurezza “perché – ha detto Parisotto – nessuna madre, nessuna moglie deve più piangere il proprio figlio o marito perso durante il lavoro in cantiere”.

All’incontro sono stati invitati ad assistere tutti i professionisti della categoria e i rappresentanti del mondo delle costruzioni, ma anche le istituzioni e le scuole edili friulane, che hanno ascoltato con estremo interesse. “Il Friuli Venezia Giulia si attiene attualmente alle regole nazionali che prevedono un percorso formativo standard di 28 ore, le quali rappresentano la base per essere in regola – ha spiegato Stefano Bertoni di Formedil Udine parlando dal palco anche a nome del direttore Loris Zanor -. Ma non è sufficiente. Noi come Formedil utilizziamo, come tutta la formazione professionale regionale, uno strumento tecnico fondamentale. Un repertorio, composto da 24 sottorepertori e oltre 500 competenze mappate, che serve a facilitare l’incontro tra domanda e offerta, aiutare i lavoratori a strutturare un curriculum basato su competenze reali e non solo su titoli, e aggiornarsi costantemente in base agli stimoli delle imprese e alle evoluzioni del mercato”.

La Carta di Lorenzo
Un passo in avanti importante è stato fatto con l’adozione, in ambito regionale, della Carta di Lorenzo. “Si tratta di un manifesto dedicato alla memoria di Lorenzo Parelli, studente al 4° anno dell’Istituto professionale ‘Bearzi’ di Udine, vittima nel 2022 di un incidente in un’azienda durante il periodo di alternanza scuola-lavoro – ha ricordato, visibilmente commossa, l’assessore Rosolen durante il collegamento da Udine -. Un documento che definisce in modo chiaro ruoli e responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nei percorsi formativi, dalle scuole agli enti di formazione, passando per le associazioni di categoria e le imprese, e che pone la sicurezza come elemento centrale in ogni esperienza di stage o di apprendistato, portando la Regione a sviluppare strumenti innovativi e riconosciuti anche a livello nazionale. Ora intendiamo continuare con questa sinergia per creare delle strategie di standardizzazione e internazionalizzazione che possano condurci ad azzerare i decessi sul lavoro”.
Un obiettivo in buona parte raggiunto dal sistema inglese. A ribadirlo, dal palco di Piacenza, è stato proprio Clive Dickin, che ha illustrato come nel Regno Unito l’adozione di protocolli rigorosi targati NASC (National Access & Scaffolding Confederation) e CISRS (Construction Industry Scaffolders Record Scheme) abbia permesso di abbattere la mortalità in cantiere dell’80%. Nonostante il numero di addetti nel settore dello scaffolding sia decisamente superiore rispetto a quello italiano, l’efficacia di questo sistema ha portato il Regno Unito a registrare appena un quinto degli infortuni rilevati in Italia.
Parleremo più approfonditamente di questo panel nel prossimo numero di Concrete News, dove potremo dare il giusto risalto che la tematica merita.






















