Potain per il nuovo ospedale di Pordenone

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La sanità italiana ha fame di investimenti e di nuove prospettive, soprattutto nelle opere che riguardano i territori. Per colmare le falle di un sistema nazionale che ha mostrato – nell’emergenza legata alla pandemia da Covid-19 e purtroppo non solo – tutta la sua fragilità tecnica e organizzativa, serve un piano generale di rilancio per nuovi progetti ambiziosi e, naturalmente, a fronte di servizi di rete efficienti e reattivi.

Sul fronte delle grandi opere ospedaliere in corso di realizzazione lungo l’intera penisola, un protagonista d’eccezione può ergersi a simbolo di questo piano Marshall di rinascita. Il suo nome è CMB Carpi e la storia di questa realtà imprenditoriale straordinaria oggi si declina proprio nel settore della costruzione, dell’ampliamento e della ristrutturazione integrale dei grandi nosocomi che costituiranno la spina dorsale della sanità nei territori regionali. Con la guida preziosa di Sabino Riefoli, Export Sales & Key Account Manager di Potain – fornitore delle gru a torre che presiedono alle lavorazioni – e del geometra Daniele Carboni, responsabile del cantiere, abbiamo visitato l’opera che riguarda il nuovo Ospedale di Pordenone. Si tratta di una struttura all’avanguardia che costituirà il fiore all’occhiello del sistema sanitario in Friuli-Venezia Giulia, con una ricaduta importante sull’intero Triveneto e sul progresso del patrimonio ospedaliero italiano. L’area in cui sorgerà il nuovo ospedale si sovrappone parzialmente a quella già occupata dalla struttura sanitaria già esistente, ma alle costruzioni pregresse sono stati annessi spazi ulteriori ricavati dalla ex Caserma Martelli. “La struttura principale è costituita da un nucleo di quattro corpi principali interconnessi da un corpo trasversale di collegamento, mentre due corpi ulteriori sono occupati, qui vicino, dalla Cittadella della Salute (ormai in corso di completamento definitivo, ndr.) – ci spiega Daniele Carboni – I livelli inferiori presentano una configurazione a piastra, per il ricevimento degli utenti e l’insediamento di servizi ad alta tecnologia. Le quattro torri – per un’altezza di cinque livelli fuori terra nel punto massimo, ospiteranno invece i reparti e i servizi di ricovero. Le funzioni d’emergenza e ordinarie, saranno collocate lungo il corpo di collegamento, che si sviluppa su due livelli. La Cittadella della Salute, dedicata ai servizi ambulatoriali di comunità, come dicevo, è situata all’estremo opposto dello stesso lotto ed è realizzata in due corpi di fabbrica ulteriori, per un’altezza massima di quattro piani fuori terra. Un ampio parcheggio interrato servirà gli utenti e il personale sanitario”.

Mentre percorriamo i piani dell’edificio, in corso di allestimento per servizi di erogazione energetica, pareti e controsoffitti, arriviamo nel cuore del nuovo ospedale. Si tratta, come ci mostra ancora il responsabile CMB “del Polo tecnologico che comprende tutta l’impiantistica, con i gruppi elettrogeni e le altre attrezzature di alimentazione elettrica che ‘faranno vivere’ l’ospedale”. Il lavoro prosegue, febbrile e ordinato, con una popolazione di 350 operai effettivi impegnati ogni giorno tra l’Ospedale e la Cittadella. Per il prossimo Natale forse il nosocomio sarà pronto, mentre la Cittadella potrebbe essere inaugurata già in autunno. L’ottimismo è quello dell’Italia che vuole rialzarsi, dopo un periodo terribile e la sensazione di non potercela fare. Oggi questo cantiere è la dimostrazione pratica che una Nazione del fare, rinnovata e viva, è ancora possibile”.

Sabino Riefoli intanto scruta verso l’alto le torri Potain che ben rappresentano una visione generale e coordinata del cantiere di via Montereale. “Sono state allestite quattro gru a torre in tutto – riassume Riefoli, parlando del ciclo generale delle lavorazioni, con due unità già smontate dopo aver esaurito il proprio compito nelle scorse settimane – La ‘regina’ è qui davanti a noi ed è identificata dal profilo inconfondibile della Potain Topless MDT 319, dotata di un braccio da 70 metri e con una portata in punta di 3,2 ton. La capacità massima è notevole e arriva alle 12 ton, a 22 metri di sbraccio. Il motore di sollevamento è un modulo da 75 cv, a variazione di frequenza”. La definizione di regina per la Potain MDT 319 non è casuale. Insediata all’interno del secondo corpo di fabbrica, ha la funzione di un autentico ‘regista in cantiere’, leader anche nelle dotazioni tecnologiche implementate. “Questo modello è equipaggiato con il sistema Top-Tracing III che mette in comunicazione il computer di bordo con la moderna rete di comunicazione, la tecnologia digitale e lo schermo grafico – specifica Riefoli – Questa integrazione offre un aiuto prezioso alla gestione della gru, limitandone le aree di lavoro e controllando eventuali interferenze con le altre gru in cantiere. Il sistema Top-Tracing III può controllare fino a 16 gru in contemporanea al lavoro in sinergia sullo stesso sito. Va detto, comunque, che Il sistema coadiuva una manovra più efficace e precisa della gru ma non si sostituisce all’operatore, naturalmente. L’indipendenza e la capacità professionale, oltre all’esperienza del gruista restano fondamentali”. Il gruista, in persona, è davanti a noi e si chiama Silvio Da Silva; nonostante l’impegno quotidiano che non ammette pause, la soddisfazione per il lavoro compiuto con la MDT 319 è evidente.  

La spiegazione è rivelata ancora da Sabino Riefoli. “La MDT 319, come le altre gru a torre Potain di ultima generazione, comprende diversi contenuti tecnologici importanti – aggiunge  il manager Potain – La soluzione LVF Optima, ad esempio, è un altro dispositivo avanzato che risulta fondamentale nell’adeguare la velocità della gru in base al carico sollevato, consentendo all’operatore sensibili incrementi di produttività. Possiamo ben capirlo, perché sarà sempre possibile, in qualsiasi situazione e fase di lavoro, impiegare la massima potenza del motore, a conferimento di un aumento medio della velocità (comprovato nel corso di molti cantieri, non solo in Italia) nell’ordine del 25%”. 

Le gru della gamma MDT CCS City sono dotate anche di un sistema integrato di ausilio all’assistenza predittiva. Questo sistema di manutenzione consente di eseguire la diagnostica della gru e di centralizzare gli interventi necessari. Si tratta di una funzionalità che può essere attivata anche da remoto, con il conseguente abbattimento dei costi operativi in cantiere. Gli stessi dati di manutenzione sono disponibili in tempo reale e possono essere visionati su qualsiasi computer, mentre l’operatore è in grado di monitorare la schermata di manutenzione anche dalla cabina stessa della gru.

Le altre gru a torre montate in cantiere nel lungo corso di svolgimento dei lavori – inaugurati ufficialmente, con le prime opere preliminari, nella primavera del 2017 – appartengono al modello MD208A di vecchia generazione e fanno parte del vasto parco di gru Potain in dotazione alla stessa CMB, con estensioni del braccio fino a 62,5 metri, portate in punta a 2 ton (massime a 10 ton, per 15 m di sbraccio) e motori da 50 cv a variazione di frequenza.

Oggi quelle stesse torri sono un simbolo per la nuova Sanità d’Italia e possiamo scommettere – sulle ali di un cauto ottimismo – che lo stesso futuro del sistema Paese potrebbe, finalmente e con buona e rinnovata volontà, decollare dalle basi di quelle stesse gru che alimentano le speranze di un’altra ricostruzione nazionale.