Riprendono le attività relative al maxi cantiere di realizzazione della nuova diga foranea di Genova. Con l’affondamento del sedicesimo cassone cellulare in calcestruzzo ci troviamo ora in una fase cruciale dell’opera, che costituisce un unicum nel suo genere, dal punto di vista ingegneristico, sia per la profondità alla quale poggerà il basamento (50 metri sotto il livello del mare), sia relativamente alle ricadute positive sulla città e sul sistema paese, nel suo complesso.
La posa del cassone – uno dei maggiori a livello dimensionale tra le oltre 100 unità che sono previste per l’infrastruttura – è stata realizzata dal consorzio PerGenova Breakwater, guidato dalla capogruppo Webuild per conto dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale.
Parallelamente, si stanno svolgendo le operazioni relative alla realizzazione della parte più visibile della diga, che si configurerà come un “muro paraonde”, ideato per infrangere il moto ondoso e proteggere il porto, mentre allo stesso tempo si delinea una nuova via d’accesso allo scalo ligure.
Sotto il livello dell’acqua, intanto, prosegue il lavoro invisibile ma cruciale di consolidamento. Sono già state posate 4,2 milioni di tonnellate di materiali tra ghiaie e tout-venant, distribuite con estrema precisione per creare un letto stabile necessario per accogliere la posa dei cassoni. Questa fase di lavorazione è resa possibile dall’utilizzo di pontoni attrezzati e di una flotta che si compone ad oggi di più di dieci mezzi tra le 500 e le 38 mila tonnellate di capacità. Sul fondale, sono state realizzate anche oltre 51 mila colonne di ghiaia e 3.870 dreni per il consolidamento.
Sempre al largo, la flotta impegnata nei dragaggi, con ulteriori tre mezzi di navigazione, ha già rimosso quasi 110 mila metri cubi di sedimenti dai canali di accesso, assicurando che il porto mantenga la sua piena operatività e profondità adeguate anche per le navi più grandi. Questo sforzo tecnico si accompagna a un approccio eco-responsabile che ha ispirato tutte le varie fasi di lavorazione e che ha visto anche avviare una collaborazione con l’Acquario di Genova per il trasferimento temporaneo e la futura ricollocazione degli organismi marini prelevati dal fondale.

I cassoni cellulari
I cassoni cellulari (definiti così perché la loro interno sono divisi in celle, cavità vuote poi riempite con materiale roccioso) costituiscono lo scheletro vero e proprio dell’opera. Realizzati in calcestruzzo armato, sono posati uno accanto all’altro sul basamento sommerso per dare forma alla diga. Il primo cassone che è stato posato misura 21,7 metri di altezza, 25 di larghezza e 40 di lunghezza, mentre i più grandi arrivano a 33 metri di altezza, 30 di larghezza e oltre 67 di lunghezza.
La realizzazione dei cassoni costituisce una delle parti più complesse dell’opera, che richiede in media 20 giorni, coinvolgendo circa 50 persone. Queste strutture sono realizzate direttamente in mare su una piattaforma galleggiante, dove viene allestita la cassaforma metallica che riproduce la struttura del cassone. Una volta posizionati i distanziatori e la gabbia di armatura, viene dunque eseguito il primo getto di calcestruzzo. Quando il calcestruzzo si è solidificato, la cassaforma si solleva di qualche metro e il procedimento si ripete fino a raggiungere l’altezza necessaria.
Il cassone finito viene a questo punto trasportato nel punto di posa prefissato mediante rimorchiatori. Successivamente viene affondato e le celle sono riempite acqua di mare. Una volta posato sul basamento della diga, si procede con il riempimento delle celle con materiale lapideo.
A questo punto, il completamento dei cassoni avviene direttamente in mare: il cassone viene chiuso da una sovrastruttura sui cui poggia il muro paraonde, la parte più visibile della diga, studiato per ridurre l’effetto dell’impatto delle onde.
Principi di sostenibilità hanno guidato il processo di realizzazione: l’utilizzo di una miscela innovativa di calcestruzzo permette di aumentarne in modo significativo l’impermeabilità, mentre all’interno sono riempiti con materiali inerti di riciclo, tra cui anche quelli derivanti dalla demolizione della vecchia diga.





















