Nel segmento delle casseforme e dei sistemi per l’edilizia, la pressione sulla tracciabilità delle emissioni sta diventando un requisito sempre più stringente. In questo contesto si inserisce il programma Net Zero 2040 avviato da Doka, costruito su un’impostazione centrata sulla misurazione sistematica delle emissioni lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti e delle attività.
Il punto di partenza è la quantificazione. L’azienda ha calcolato la carbon footprint a livello globale e sviluppato il Product Carbon Footprint per oltre 7.000 referenze del portafoglio core, integrando questi dati direttamente nella documentazione commerciale destinata ai clienti. Un passaggio che riflette un’evoluzione della domanda di mercato, con contractor e general contractor che richiedono informazioni verificabili sulle emissioni lungo la supply chain.
Sul piano operativo, il programma si articola secondo la logica degli Scope emissivi. Gli interventi diretti dei primi due campi di applicazione riguardano energia, mobilità e riscaldamento, con l’obiettivo di elettrificare l’intera flotta mezzi (che comprende camion, autoveicoli, carrelli elevatori9 entro il 2035. Una prima applicazione è rappresentata dall’introduzione di un camion elettrico da 36 tonnellate, entrato in funzione a fine 2025 nella sede austriaca di Amstetten.

Più articolata risulta invece la gestione dello Scope 3, che coinvolge fornitori di acciaio e materiali, oltre alle attività di cantiere, e richiede interventi coordinati lungo tutta la filiera. In questo ambito, la leva tecnica si sposta su due direttrici. Da un lato l’incremento del contenuto di materiale riciclato e l’introduzione di acciai a minore impatto a monte; dall’altro l’ottimizzazione dei processi di getto attraverso sistemi di casseforme e soluzioni digitali che incidono su tempi, qualità e riduzione degli sprechi. La digitalizzazione assume quindi un ruolo funzionale alla riduzione dell’impatto, più che un elemento accessorio.
Un secondo asse riguarda il modello operativo basato sul noleggio e sul refurbishment. I sistemi vengono reimmessi ciclicamente dopo attività di revisione e ripristino, estendendo la vita utile dei componenti e riducendo il fabbisogno di nuove materie prime. Si tratta di un’impostazione coerente con logiche di economia circolare applicate a prodotti ad alta intensità di materiale.

Sul fronte normativo e di standardizzazione, l’azienda ha contribuito allo sviluppo di un modello condiviso di Product Carbon Footprint nel contesto DACH e ha aderito alla Science Based Targets Initiative, con validazione attesa nel 2026. Elementi che indicano un tentativo di allineamento tra metriche interne e riferimenti riconosciuti a livello internazionale.
Il programma si inserisce in un contesto in cui il settore delle costruzioni è responsabile di una quota significativa delle emissioni globali, stimata intorno al 37%, e in cui il tema non riguarda la sostituzione dei materiali strutturali, ma la loro gestione lungo l’intero ciclo di vita.





















