venerdì, Maggio 1, 2026

Cresme, il 27 giugno la presentazione del XXXVI Rapporto Congiunturale e Previsionale

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Sarà di fondamentale importanza la presentazione del XXXVI Rapporto Congiunturale e Previsionale stilato dal Cresme. L’osservatorio del Centro di ricerche di mercato, servizi per chi opera nel mondo delle costruzioni e dell’edilizia porterà alla luce tutte le preoccupazioni che circondano la filiera dell’edilizia, in un momento storico cruciale per la definizione di quello che sarà il costruire del prossimo medio termine in Italia.

Riportiamo integralmente l’anteprima pubblicata dal Cresme sul sito istituzionale, che introduce le tematiche che verranno trattate nel corso della presentazione, che si terrà presso la sede Cresme di Roma il 27 giugno dalle 10 alle 13.


Chiusi il 2023 e i primissimi mesi del 2024 con un mercato delle costruzioni in flessione ma con valori contenuti sugli alti livelli raggiunti nel 2022, i prossimi mesi del 2024 e il 2025 segneranno una più decisa inversione di ciclo frutto di una doppia tensione: da un lato la forte caduta della riqualificazione edilizia, dall’altro l’ingresso in fase realizzativa di una eccezionale quantità di opere pubbliche. L’eccezionale crescita delle seconde non compensa però la caduta della prima, ma determinerà diversi scenari di domanda. E certo dal 2026 in poi anche questa voce segnerà l’ingresso in una nuova fase.

La dimensione della contrazione della riqualificazione è la questione sul tappeto e sono sufficienti due numeri per spiegarla: prima di superbonus e bonus facciate, tra 2023 e 2019, il mercato degli interventi incentivati in riqualificazione edilizia e energetica valeva annualmente 28 miliardi di euro correnti all’anno; nel 2024 si è arrivati a quasi 95 miliardi e nel 2023 a quasi 84 miliardi. È evidente che, finiti i super-incentivi, se va bene si tornerà ai livelli del 2019, sempre che le condizioni rimangano quelle di allora. Altrimenti bisognerà fare altri conti, come sembra probabile.

Le opere pubbliche hanno visto aggiudicati 50 miliardi di lavori nel 2021, 59 nel 2022 e 91 nel 2023, numeri eccezionali, anche in questo caso, rispetto ai 15 miliardi di lavori all’anno aggiudicati mediamente dal 2012 al 2019. Qui la partita è certamente realizzativa, dato che la metà delle aggiudicazioni del 2023 e un terzo di quelle del 2022, ha a che fare con il PNRR e si dovrebbero chiudere entro il 2026 (o 2027 se ci sarà la proroga). Saremo in grado? E cosa succederà se le criticità realizzative prevarranno con i contratti in essere? Inoltre cominciano a manifestarsi primi segnali negativi riguardanti i flussi di cassa che sembrano essere molto meno fluidi di prima. Con tutto quello che questo può significare.

Che il contenzioso sia uno dei temi dei prossimi due tre anni ci sembra, come previsto, un dato di fatto: l’incertezza è sulle dimensioni che potrà raggiungere, sia sul piano degli incentivi sia nelle opere pubbliche. Le recenti ipotesi retroattive rispetto agli incentivi fiscali di certo non aiutano a rendere tranquilla la situazione.
Inoltre le costruzioni con il superbonus sono diventate l’orco cattivo dell’economia italiana, quando si può dimostrare che la quota degli investimenti incentivati andati alle imprese di costruzioni si possa stimare tra il 20 e il 25% del totale, il resto è andato a industria, commercio, progettisti e piattaforme tecnologiche, banche e intermediari finanziari, e IVA, IRPEF e Oneri Sociali. Insomma, a tutta l’economia.

Nel frattempo in Europa è stata approvata la direttiva “Case green”, con il voto negativo di Italia e Ungheria, e ora abbiamo due anni per definire come raggiungere gli obiettivi che l’Europa pone. Si tratta di obiettivi performanti che richiedono una nuova stagione di investimenti e rispetto ai quali sarà utile riflettere visto che il valore dell’investimento per raggiungere il 16% di riduzione dei consumi (prima fase obiettivo) richiederebbe miliardi di euro. (Nel Rapporto congiunturale presenteremo le nostre stime).

Il Paese intanto si confronta con un contesto internazionale difficilissimo e con previsioni economiche che, a differenza del passato, cominciano ad essere molto diverse tra i vari previsori: per FMI nel 2026 il PIL dell’Italia dovrebbe crescere solo dello 0,2%. Del resto il problema del debito sembra tornare al primo posto riducendo la capacità di spesa pubblica, in attesa del giudizio dell’Europa che potrebbe rendere lo scenario più difficile.
Il settore ha migliorato la produttività e registrato dinamiche di crescita sul piano delle tecnologie impiegate. Tema strategico questo anche per il solo fatto che sarà obbligatoria da gennaio 2025 la presentazione dei progetti in BIM per le opere pubbliche sopra il milione di euro e che nel mondo dei fondi di investimento le valutazioni ESG stanno condizionando l’erogazione delle risorse.

Nei prossimi 10-15 anni una parte importante della domanda e dell’offerta delle costruzioni sarà protagonista di una grande rivoluzione. Questi e molti altri temi saranno affrontati nel XXXVI Rapporto Congiunturale e Previsionale CRESME, in una analisi indispensabile per prendere decisioni tattiche e strategiche e fondamentale per chi vuole essere analiticamente aggiornato sugli scenari e sui cambiamenti del mercato.

Ti potrebbe interessare: Rapporto Cresme 2024. Il mercato delle costruzioni tra sfide e incertezze

Leggi anche: Cresme: con +17,6% l’edilizia traina la ripresa economica, spingendo il Pil al 6,7%

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