giovedì, Febbraio 5, 2026

Piacenza chiama, il calcestruzzo risponde: tutto pronto per il GIC 2020 della ripartenza

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Manca oramai poco al giorno “X”: il 29 ottobre si avvicina e a Piacenza Expo, per tre giorni, andrà in scena la più importante manifestazione europea dedicata al comparto del calcestruzzo.

Per tre giorni il quartiere fieristico piacentino ospiterà su una superficie di 11 mila metri quadri gli oltre 140 espositori, comprendenti i principali player italiani (e tra i più importanti esteri) del settore, in qualità di costruttori di macchine, attrezzature, materiali e prodotti
chimici, offrendo in tal modo ai visitatori della fiera una vetrina privilegiata sulle tecnologie più innovative applicate alla filiera del calcestruzzo che comprende anche la demolizione delle strutture in cemento armato, il riciclaggio e il trasporto degli inerti.

Il taglio del nastro al GIC 2018

GIC, prima manifestazione in Italia dedicata al mondo delle infrastrutture in calcestruzzo e della prefabbricazione, si pone, pertanto, come punto d’incontro tra le Istituzioni politiche e gli operatori. Un momento di confronto quanto mai necessario soprattutto in questo periodo di ripartenza post-Covid, perché, come il crollo del Ponte Morandi prima e la costruzione del nuovo ponte S. Giorgio di Genova poi hanno dimostrato, la manutenzione delle opere pubbliche e l’edificazione di nuove infrastrutture sono la condizione necessaria per l’incolumità dei cittadini e la leva imprescindibile per la ripartenza economica del nostro Paese. Un dialogo reso ancora più urgente dall’intenzione dell’esecutivo di far ripartire le opere pubbliche (oltre 200 miliardi l’investimento previsto per i prossimi 10 anni), grazie ai fondi dell’Unione Europea che saranno destinati per ultimare quelle opere da tempo sospese, ma anche per la costruzione di nuove infrastrutture in ambito ferroviario, stradale, portuale, aeroportuale, intermodale ma anche per strutture sportive (quali stadi, palazzetti dello sport, etc), ovviamente senza dimenticare gli interventi di salvaguardia dei territori colpiti da eventi sismici e dissesti idrogeologici, tutti interventi che hanno nel calcestruzzo il loro comun denominatore.

“L’elevata specializzazione del nostro evento, che ha rigorosa cadenza biennale” sottolinea Fabio Potestà – Direttore della Mediapoint & Exhibitions – organizzatrice della mostra-convegno piacentina, “è confermata dagli oltre 55 patrocini concessi al GIC 2020 dalle più importanti associazioni di categoria sia italiane che estere (tra le quali spicca quella della Federbeton, Federazione di settore delle Associazioni della filiera del cemento, del calcestruzzo e dei materiali di base per le costruzioni nonché delle applicazioni e delle tecnologie ad esse connesse), un fatto che evidenzia la definitiva affermazione della nostra fiera tra le più importanti del settore anche a livello internazionale. Fin dalla sua prima edizione del 2016, il GIC ha sempre avuto come obiettivo primario quello di
diventare la vetrina del “Made in Italy” nello specifico comparto, e questa è la ragione per la quale la nostra fiera è sempre stata pubblicizzata come “Italian Concrete Days” sia sulla stampa nazionale che internazionale che alle principali manifestazioni fieristiche organizzate nei Paesi esteri”. “Il GIC – conclude Potestà – sarà la prima grande esposizione europea dell’anno dedicata alla filiera del calcestruzzo ma anche la prima manifestazione italiana nel comparto delle costruzioni e delle infrastrutture, e i forti segnali di ripresa del mercato nazionale così a lungo depresso hanno convinto i principali operatori del mercato ad esporre alla nostra manifestazione anche per dare un forte messaggio di resilienza e di ottimismo a quella parte della Nazione che non vuole fermarsi”.

Tante saranno, infine, le novità esposte al GIC 2020, così come numerose saranno le tematiche dei convegni che si terranno in presenza (ovviamente nel rispetto delle più stringenti normative di distanziamento e sicurezza sanitaria) durante i 3 giorni di apertura della mostra piacentina.

I numeri di un settore:
il segmento delle costruzioni in Italia rappresenta l’8% del Pil. Le imprese della filiera del
cemento e del calcestruzzo hanno mostrato dal 2017 al 2018 una continua ripresa, con una
crescita del fatturato e del valore aggiunto dell’intera filiera Federbeton rispettivamente del
3,3% e del 3,4%. Nel 2018 i consumi di cemento nel mondo sono aumentati del 3% rispetto al 2017, superando i 4 miliardi di tonnellate. A trainare il mercato è la Cina (+3%), ma sono in crescita anche in generale i mercati asiatici, il Nord America (+2%), mentre rallenta il consumo in America Latina (-1%). Consumi in aumento anche in Europa Occidentale (+1%), soprattutto per Spagna, Francia, Germania e Italia che ha registrato un aumento dell’1% nel 2018 rispetto al 2017, con un consumo di 18,9 milioni di tonnellate di cemento.

In Italia:
– Per quanto riguarda il nostro Paese, nel 2018, la produzione di cemento si è attestata a 19,3 milioni di tonnellate. La crescita è stata del 3,1% al Nord, mentre nel Centro e nel Sud la produzione si è contratta rispettivamente del 5,9% e del 2,4%. Invariata nelle isole. In
crescita anche la produzione del calcestruzzo preconfezionato: +1% rispetto al 2017, ovvero 27,67 milioni di metri cubi. In timida crescita anche il consumo nazionale di cemento: +1,5%, pari a 18,98 milioni di tonnellate, nel 2018 rispetto al 2017.

L’export:
– I dati relativi all’export/import confermano il primato dell’Italia come paese esportatore. Nel 2018 il nostro Paese ha inviato all’estero circa 2,2 milioni di tonnellate di cemento e clinker (l’11,4% della produzione) in crescita del 7,8% rispetto all’anno precedente. Con una quota del 26,5% la Francia si è confermata come principale mercato per il cemento italiano, superando la Svizzera (16,6%), Malta (16,4%) e Spagna (16,3%).

La capacità produttiva nel 2018 è stata di circa 32 milioni di tonnellate di cemento. In forte miglioramento la capacità produttiva utilizzata negli impianti del Nord e dell’area insulare
del Paese, in peggioramento invece quella del Centro e del Sud. La distribuzione territoriale
delle unità produttive vede la presenza del 39% degli impianti al Nord, del 16% al Centro e
del 45% al Sud e nelle Isole.

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