mercoledì, Aprile 1, 2026

Manutenzione dei ponti in calcestruzzo, il caso del ponte di viale Marconi a Cusano Milanino

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Le infrastrutture stradali, come ponti e viadotti, costituiscono pilastri fondamentali per la mobilità e lo sviluppo economico di ogni territorio. A livello europeo, l’Italia si colloca tra i Paesi con il numero più elevato di ponti, grazie alla sua geografia complessa e alla densità della rete stradale e autostradale. Si stima che nel nostro Paese ci siano circa 1,5 milioni di ponti e viadotti. Il dato preoccupante, però, è rappresentato da quanti di questi sino sottoposti a monitoraggi regolari: circa 60.000.

L’Italia è attualmente impegnata a modernizzare la gestione delle sue infrastrutture attraverso progetti come Bridgitise, (a cui abbiamo dedicato un approfondimento in questo articolo) coordinato dal Politecnico di Milano, che mira a implementare strumenti digitali innovativi (gemelli digitali, radar satellitari e sistemi di AI) per il monitoraggio e la gestione dell’integrità dei ponti. Questi sforzi, insieme a normative recenti che obbligano al censimento e alla classificazione del rischio di tutte le infrastrutture stradali, rappresentano un passo importante per allinearsi agli standard europei​.

Tuttavia, la loro sicurezza e durabilità dipendono da una manutenzione costante e da un monitoraggio attento delle condizioni strutturali. È dunque cruciale adottare pratiche regolari di ispezione e rilievo, specialmente su opere in calcestruzzo, per garantire che continuino a svolgere il loro ruolo in modo sicuro e affidabile nel tempo.

Fonte: Il Giorno

Il ponte di viale Marconi: un caso emblematico di gestione delle criticità

A Cusano Milanino, in provincia di Milano, il ponte di viale Marconi è attualmente al centro dell’attenzione per il suo elevato livello di rischio strutturale, classificato come classe 4, la più alta. Questo ha portato l’amministrazione comunale ad adottare misure immediate per limitare il transito veicolare, a seguito di un primo riscontro di ammaloramenti nelle strutture portanti e laterali, rilevati a giugno dalla società incaricata delle indagini.

Le verifiche sul ponte si sono intensificate nei mesi successivi. Sono stati effettuati prelievi di campioni da varie parti della struttura per analisi chimiche e prove di stabilità. Le analisi in corso determineranno l’entità dei danni e le modalità di intervento necessarie. Tra le opzioni, si valutano sia interventi di consolidamento sia un eventuale rifacimento completo o parziale della struttura. Tuttavia, i tempi non saranno brevi: si dovrà prima elaborare un progetto specifico, bandire una gara e assegnare l’appalto.

“L’indagine visiva svolta in estate era solo un passo preliminare – ha spiegato l’assessora ai lavori pubblici del comune milanese, Lidia Arduino – Dopo il ‘caso Morandi‘, è fondamentale assegnare una classe di rischio a ogni ponte. I sette ponti del nostro comune sono stati tutti esaminati, e anche quello di via Matteotti ha presentato criticità da approfondire”.

Il ponte di viale Marconi a Cusano Milanino non è un caso isolato. Negli ultimi anni, numerosi episodi hanno evidenziato la necessità di una manutenzione puntuale e di interventi mirati per preservare la sicurezza delle infrastrutture. Quello che potremmo chiederci è se effettivamente, dati alla mano, stiamo facendo tuto quanto in nostro potere per mettere le nostre vite in sicurezza. Le infrastrutture sono utilizzate da tutti, su tutto il territorio nazionale e in ogni momento della giornata. Fa specie dover constatare come troppo spesso ci si trovi a “piangere sul calcestruzzo versato”, che sempre troppo spesso coincide con vite spezzate, famiglie distrutte e interi territori messi in ginocchio dall’immobilismo politico.

Il tragico crollo del viadotto Polcevera (più noto con il nome del suo ideatore, l’ingegnere Riccardo Morandi) avvenuto nel 2018 ha portato la pubblica opinione più vicina al tema della gestione delle infrastrutture italiane, ma numerosi altri casi si potrebbero citare. Pensiamo ad esempio al Ponte San Michele di Pavia che, dopo la scoperta di crepe critiche e degrado nel calcestruzzo, è stato chiuso per oltre due anni. Gli interventi di consolidamento hanno incluso il rinforzo con fibre di carbonio, migliorando la resistenza e la flessibilità della struttura senza doverla demolire. Oppure ancora il Ponte sul Po a Piacenza. Qui, i danni da corrosione nelle strutture metalliche e nel calcestruzzo hanno richiesto una combinazione di tecniche, tra cui iniezioni di resina nelle fessure e il ripristino delle armature con materiali anticorrosivi.

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