martedì, Giugno 23, 2026

Ponteggi, il modello NASC (UK) conferma il peso della qualificazione. Zero decessi nel 2025

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Il Safety Report 2026 pubblicato dalla National Access & Scaffolding Confederation consegna al settore dei ponteggi un dato di particolare rilievo. Nel 2025 i contractor membri dell’organizzazione britannica non hanno registrato alcun decesso tra gli operatori, pur in presenza di una forza lavoro cresciuta fino a livelli record. Il risultato assume valore tecnico e culturale perché arriva da un comparto strutturalmente esposto al rischio, nel quale la qualità della formazione, la verifica delle competenze e il controllo delle procedure incidono direttamente sulla sicurezza del cantiere.

Il report, elaborato sulla base dei dati RIDDOR (Reporting of Injuries, Diseases and Dangerous Occurrences Regulations) trasmessi dai contractor associati, registra 82 incidenti segnalabili e un rapporto pari a un evento ogni 470.000 ore lavorate. Anche gli indicatori interni restano al di sotto delle medie decennali NASC. L’Accident Incident Rate si attesta a 4,07, rispetto a una media di 5,2, mentre l’Accident Frequency Rate raggiunge 0,21, contro una media storica di 0,26.

La portata del dato emerge con maggiore evidenza se collocata nel quadro generale delle costruzioni britanniche. Secondo le informazioni richiamate nel documento, provenienti dall’Health and Safety Executive e dalla No Falls Foundation, nel 2025 le cadute dall’alto hanno causato 35 decessi nel comparto construction del Regno Unito, pari al 28% di tutti gli infortuni mortali sul lavoro. Il lavoro in quota continua dunque a rappresentare una delle aree più vulnerabili dell’organizzazione di cantiere, anche in un sistema maturo sul piano normativo e formativo.

Competenza, audit e continuità

Il modello NASC poggia su una struttura di controllo che lega appartenenza associativa, qualificazione tecnica e verifica indipendente. I contractor membri sono sottoposti ad audit rispetto a criteri di conformità definiti e condivisi, mentre l’adesione all’organizzazione implica il rispetto di linee guida operative consolidate. In questa prospettiva, il dato sugli incidenti non va letto come effetto episodico, bensì come esito di una disciplina professionale costruita nel tempo.

Mark Collinson, head of technical di NASC, ha ricondotto il risultato all’impegno delle imprese associate verso buone pratiche riconosciute, investimenti nelle competenze e standard elevati in cantiere. L’aumento dell’11% degli associati nel corso del 2025 rafforza ulteriormente questa lettura, poiché il miglioramento degli indici si colloca in una fase di ampliamento della base operativa e non di contrazione dell’attività.

NASC zero decessi
Clive Dickin al GIC-EXPO 2026

Un riferimento utile anche per l’Italia

La pubblicazione del Safety Report 2026 offre al mercato italiano un termine di confronto particolarmente utile nel momento in cui il tema della professionalizzazione del ponteggiatore torna al centro del dibattito. Chi monta e controlla l’opera provvisionale realizza l’infrastruttura temporanea sulla quale si regge una parte essenziale del lavoro in quota. Edifici, ponti, viadotti, facciate e interventi di ripristino dipendono dalla correttezza di quella struttura preliminare, spesso percepita come accessoria e invece decisiva per la sicurezza di tutte le maestranze.

Il modello britannico era stato portato all’attenzione del pubblico italiano durante il GIC-EXPO 2026, grazie all’iniziativa di Pilosio, che ha avuto il merito di aprire a Piacenza un confronto qualificato sulla sicurezza nei ponteggi. In quella sede, la presenza di Clive Dickin, group chief executive officer di NASC e CISRS, aveva consentito di illustrare l’esperienza del Regno Unito a una platea composta da imprese, tecnici, formatori e operatori del settore.

Il nuovo report rende ancora più evidente l’interesse di quel confronto. La sicurezza nei ponteggi richiede una filiera riconoscibile, fatta di formazione misurabile, aggiornamento, progettazione dell’opera provvisionale, montaggio corretto, ispezioni e responsabilità tracciabili. Insomma, serve un atteggiamento vero e proprio che per l’Italia, dobbiamo riconoscere, è tuttora mancante. Il risultato britannico dimostra quanto un sistema strutturato possa incidere su una professione esposta, delicata e indispensabile come quella del ponteggiatore.

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