In Piazza Duomo, nel cuore del centro storico de L’Aquila, fervono gli interventi di ristrutturazione per far tornare l’agorà degli aquilani al suo antico splendore. Il terremoto del 2009 ha colpito duramente alcuni degli edifici storici di natura privata che gravitano intorno alla Cattedrale di San Massimo, il Duomo del L’Aquila, oggetto di un intervento di restauro in corso di progettazione di competenza del MIBAC.

Laterlite ha contribuito a un intervento di assoluto prestigio, il cantiere più grande della ricostruzione aquilana, quello relativo a Piazza Duomo, negli “aggregati” 961 e 462 definiti dall’amministrazione comunale. Il 961 è il più grande, comprende il quadrilatero tra via San Marciano, via Roio, via del Seminario, e via dell’Arcivescovado, ed è chiamato “AggregatoSant’Emidio”; il 462 è posizionato sul fronte opposto della piazza, delimitato dalle vie Cimino, Dargonetti, Rosso Guelfaglione, ed è chiamato “Capopiazza”.

Gli interventi si sono da poco conclusi, contribuendo a fare rifiorire la storica Piazza del Duomo de L’Aquila.

Lo “AggregatoSant’Emidio” è un aggregato edilizio complessivo di circa 15mila metri quadrati, che comprende i palazzi Arduini e De Nardis, il palazzo arcivescovile, la sacrestia, la casa canonica, l’area museo, l’ex seminario, l’Episcopio e che abbraccia parte di Piazza Duomo. Si tratta di un’opera del valore di 35 milioni che, pur non comprendendo l’edificio religioso in sé, riguarda tutti gli alloggi privati circostanti di proprietà per la gran parte della Curia arcivescovile e di altri privati.

La commessa dell’aggregato 961 è stata aggiudicata dal Consorzio di proprietari “Sant’Emidio” all’ATI – Associazione temporanea di imprese composta da Costruzioni Iannini S.r.l. (capogruppo), Sac S.p.A. e Dp Restauri.

Il direttore tecnico dell’impresa Iannini, Federico Aquilini, riassume gli interventi e le principali sfide operative: “Si tratta di alcuni corpi di fabbrica, articolati su altezze diverse. Un cantiere molto complesso, nel cuore del centro storico, a causa del sisma ci sono stati anche alcuni crolli e danni alle strutture di varia natura, soprattutto nella parte dell’Episcopio che ha una struttura totalmente in muratura e ha riportato lesioni importanti”.

Anche i solai e gli orizzontamenti voltati in alcuni casi sono risultati lesionati, anche nella parte alta degli edifici crollati. Prosegue Aquilini: “È stato importante per questo studiare la metodologia di intervento, anche perché i presìdi di messa in sicurezza messi in opera nel 2011 erano imponenti e hanno comportato una strategia di approccio al lavoro che è quella di consolidare le murature dal basso verso l’alto, mentre per gli orizzontamenti dall’alto verso il basso”.