Il decreto “End of Waste”, attualmente fermo al Ministero sotto forma di bozza, viene invocato a gran voce dagli operatori della filiera del calcestruzzo. L’assemblea ordinaria Anepla 2019 di Milano è stata l’occasione per ribadire a gran voce il concetto, in attesa di rapidi sviluppi.

Ricordiamo che allo stato attuale sono vigenti percentuali massime di sostituzione dell’aggregato naturale per il calcestruzzo con quello grosso proveniente dal riciclo dei rifiuti; percentuali che sono variabili a seconda della resistenza che deve caratterizzare il calcestruzzo che si va a creare. Al contempo bisogna tenere presenti anche i CAM, Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia (D.M. 17 ottobre 2017) che prevedono che nel calcestruzzo sia presente almeno il 5% in peso di materiale riciclato, escludendo i sottoprodotti come somma di tutto il riciclato in tutti i costituenti. In più c’è anche il criterio sull’edificio nel suo complesso, il quale prevede che almeno il 20% del materiale utilizzato provenga dal riciclo.

A intervenire all’evento, moderato dall’avvocato Pietro Ferraris, è stata anche l’Ingegner Margherita Galli di Atecap. “Mentre da una parte vi sono norme tecniche e criteri ambientali che vengono recepiti nei bandi pubblici – ha detto -, dal punto di vista ambientale il recupero dei rifiuti inerti per usi strutturali al momento non è previsto dalle norme ambientali: il D.M. del 5 febbraio 1998 prevede solamente il recupero per usi non strutturali, tipo sottofondi stradali, riempimenti ecc… Abbiamo la necessità di reperire questo aggregato che non si trova sul territorio e che deve essere costituito prevalentemente da calcestruzzo. In più, se le norme ambientali non assistono, il vincolo è insormontabile”.

La speranza degli operatori è che a breve arrivino quindi incentivi e norme a supporto della demolizione selettiva. Qui si apre però un altro delicato capitolo che è quello riguardante il trattamento dei rifiuti derivanti dalla lavorazione dei rifiuti stessi e dal successivo riutilizzo. Ora, però, la priorità è che la situazione si sblocchi nel minor tempo possibile. Grazie a un incremento dell’economia circolare si ridurrebbero anche le emissioni di CO2 nell’ambiente, come è stato più volte dimostrato dai numerosi studi sul tema.